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Holding di famiglia. Ecco quando farla

18 Giugno 2026 by Redazione Lascia un commento

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Giugno è il mese  delle scadenze fiscali e, per molte piccole e medie imprese italiane, del calcolo della liquidità reale. È storicamente questo il periodo delle scelte cruciali e delle riflessioni su come gestire la liquidità accumulata nell’anno precedente.

In un contesto economico instabile e fluido come quello attuale, le decisioni strategiche contano più del fatturato stesso e strumenti come le holding familiari e i patti di famiglia non sono più lussi per grandi multinazionali, ma salvagenti fiscali e strategici per le piccole e medie imprese. 

L’Osservatorio AUB infatti evidenzia che nei soli gruppi industriali familiari di medie e grandi dimensioni, la quota di aziende controllate a monte da una holding di partecipazioni è salita costantemente negli anni dal 32% a oltre il 38% del totale. 

Chi non opta per una soluzione simile, una volta onorati gli impegni con il fisco, lascia quota significativa di liquidità sui conti correnti societari. Un’abitudine diffusa che, nell’attuale scenario economico, rappresenta un costo e un’opportunità persa oltre che un’esposizione al rischio dovuto alle fluttuazioni di mercato e all’inflazione.

“Vedere la liquidità ferma sul conto corrente dell’azienda dopo aver pagato le imposte dovrebbe accendere un campanello d’allarme nell’imprenditore. I guadagni in eccesso, infatti, vanno protetti e canalizzati, separando nettamente il rischio dell’attività commerciale quotidiana dal patrimonio di famiglia. La holding serve esattamente a questo: mettere al sicuro il denaro da imprevisti legati alla gestione operativa, come un accertamento fiscale, una vertenza di lavoro o un improvviso momento di difficoltà del mercato”

Giovanni Canzano – commercialista e revisore legale titolare Partner d’Impresa Fiscal Roma

Pianificare queste strutture a giugno, con i dati di bilancio freschi e una chiara visione dei flussi di cassa, permette alle PMI di affrontare la seconda metà dell’anno con una struttura societaria solida, efficiente e pronta a proteggere il valore creato.

I vantaggi meno conosciuti delle Holding per le PMI

Posta al vertice del gruppo societario, la holding gestisce e dirige le imprese controllate. È uno strumento strategico nato per tre obiettivi chiave: tutelare il patrimonio, centralizzare la governance e ottimizzare il carico fiscale. Rappresenta inoltre una leva fondamentale per governare con successo il passaggio generazionale. Se il ruolo della holding quale  “scudo” patrimoniale è noto, vi sono benefici strategici e fiscali che spesso l’imprenditore non conosce e che è compito del consulente esporre.

Anzitutto il fatto che il trasferimento della liquidità dall’azienda operativa alla holding di famiglia espresso sotto forma di dividendi societari gode di una tassazione ridotta all’1,2% (l’esenzione è pari al 95%). Questo consente di reinvestire le risorse in altre attività o investimenti redditizi, come quelli immobiliari o strumenti finanziari, in grado di generare nel tempo rendite passive.

Inoltre, poiché le holding possono avere un portafoglio diversificato di partecipazioni in diverse industrie e settori, questo consente loro di mitigare il rischio e di beneficiare delle opportunità di crescita in diversi mercati.

“Spostando la proprietà di immobili aziendali, marchi o brevetti sotto la società capogruppo, questi asset vengono messi al sicuro da eventuali tempeste che potrebbero colpire la società operativa, quella che produce o vende, rendendoli di fatto inattaccabili dai creditori”

Accentrare le risorse nella holding per reinvestirle in altre attività, nel real estate o in strumenti finanziari, significa infine non subire il prelievo fiscale, che scatterebbe con la distribuzione della liquidità ai soci, persone fisiche, pari al 26%.

La costituzione di una holding, che opera  in qualità di società “ombrello” su eventuali altre del gruppo, consente di distribuire in modo più veloce e semplice, a seconda di eventuali necessità di ogni singola impresa, i fondi. Allo stesso tempo, questa gestione finanziaria coordinata e centralizzata tra le varie società del gruppo, permette anche di compensare debiti e crediti riducendo oneri complessivi.

“Una dinamica che non solo fluidifica la cassa, ma che rafforza anche il posizionamento sul mercato: presentarsi al sistema bancario come un gruppo unito e strutturato esprime una solidità finanziaria superiore, facilitando l’accesso al credito” dichiara lo specialista.

L’importanza della pianificazione tecnica

La costituzione di una holding richiede una pianificazione tecnica impeccabile. Se l’operazione non viene gestita correttamente, il rischio è quello di dover pagare pesanti imposte sui guadagni teorici delle quote, le cosiddette plusvalenze.

“Per azzerare questo rischio, è fondamentale che il trasferimento delle partecipazioni avvenga seguendo le regole del “realizzo controllato”, previsto dall’articolo 177 del Testo Unico delle Imposte sul Reddito (TUIR). Si tratta di una procedura legale che consente di creare la holding in neutralità fiscale, garantendo la nascita della nuova struttura senza subire alcun carico fiscale immediato e permettendo all’imprenditore di guardare al futuro con maggiore serenità”.

Il patto di famiglia, una tutela per il business

Parallelamente alla holding, il patto di famiglia rappresenta lo strumento cardine che può essere affiancato per gestire le quote societarie in ottica di continuità aziendale. Spesso percepito solo come un testamento anticipato, offre in realtà vantaggi immediati e consente una tutela per il futuro dell’impresa.

Permette inoltre di stabilizzare definitivamente gli assetti proprietari e di governance dell’azienda, permettendo all’imprenditore di attribuire l’impresa o le partecipazioni societarie ai discendenti individuati come idonei alla guida del business. Contestualmente, a tutela degli equilibri familiari, gli altri legittimari vengono liquidati in base al valore delle quote loro spettanti, salvo rinuncia totale o parziale.

Ai rilevanti vantaggi di natura civilistica e strategica si affianca inoltre un importante beneficio di natura tributaria. Al ricorrere delle condizioni previste dalla legge, i trasferimenti di aziende, rami d’azienda, quote sociali e azioni effettuati tramite il patto di famiglia possono godere della totale esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni, rappresentando così una leva di ottimizzazione fiscale di primario interesse per le imprese di famiglia.

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