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Una nuova collana digitale il cui focus sono un metodo innovativo, le tecnologie al servizio dell’inclusione e l’approccio narrativo ed esperienziale utile anche alle famiglie. Didattica Viva verrà presentata a Didacta Italia, dal 21 al 23 ottobre a Lanciano, in provincia di Chieti. È l’edizione italiana di Didacta International che si svolge da oltre 60 anni in Germania, l’appuntamento annuale che, dal 2017, per tre giorni trasforma la città ospitante nella capitale della scuola del futuro.
«La collana vuole essere uno strumento di inclusione concreto e immediato, che consente un utilizzo agevole e pedagogicamente corretto, pensato per chi svolge la professione di insegnante ma anche per le famiglie – spiega Barbara Urdanch, supervisora scientifica della collana e coautrice insieme a Francesca Memini del primo volume – Il principio organizzativo non è porre delle etichette diagnostiche ma avere un approccio inclusivo nel sistema educativo scolastico».

«Con l’intelligenza artificiale ora, come accadeva già in passato con smartphone e tablet, le famiglie si trovano catapultate in un mare in tempesta, ricco sia di opportunità sia di rischi. Manca una bussola e un timone, un metodo e strumenti operativi per integrare tecnologia ed educazione in maniera critica, consapevole e orientata all’equità. La collana nasce anche per colmare questo divario, offrendo alle famiglie un modo per comprendere la tecnologia, trasformarla in un alleato per la crescita e la comunicazione con i propri figli quando è utile o decidere in quali occasioni metterla da parte» afferma Francesca Memini.

Il valore della collana
Didattica Viva non è un manuale teorico-specialistico, una raccolta di schede o una guida divisa per diagnosi o competenze. I volumi di cui si arricchirà la collana rappresentano diverse prospettive attraverso cui perseguire un unico obiettivo: sostenere il lavoro quotidiano, in classe e a casa, nella costruzione di ambienti di apprendimento e di crescita accessibili, partecipativi e inclusivi.
Alcuni volumi saranno focalizzati su famiglie di strumenti digitali: ne esplorano le basi pedagogiche, guidano la scelta tra le opzioni disponibili, costruiscono percorsi d’uso realistici affrontando i problemi più comuni. Altri invece tratteranno situazioni paradigmatiche che possono verificarsi in ciascuna classe: l’ansia per la matematica, la gestione degli stereotipi di genere, la difficoltà nella regolazione emotiva, l’impotenza appresa… . Ciascun libro parte da una storia realistica che esplicita una situazione tipica e accompagna nell’analisi delle cause, nella scelta delle strategie e nell’uso degli strumenti digitali disponibili. I contenuti teorici si alternano infatti allo sviluppo della storia. A chiusura di ogni capitolo vengono forniti materiali integrativi, sia per essere operativi da subito sia per acquisire competenze riflessive e indispensabili nella relazione educativa.
La collana nasce dall’incontro tra competenze complementari: nei volumi emergono l’esperienza di Francesca Memini, divulgatrice con formazione filosofica e la professionalità di Barbara Urdanch, pedagogista e ideatrice del metodo ORP: Osservare, Riconoscere, Potenziare.
Il Primo volume: Includere Prima
Al metodo ORP è dedicato il primo volume, Includere Prima. Il metodo ORP accompagna in tre passaggi: osservare bambine e bambini con criteri precisi, annotando episodi concreti anziché giudizi; riconoscere in quegli episodi punti di forza e fragilità, organizzati in tredici aree funzionali che vanno dalla letto-scrittura al calcolo, dalle funzioni esecutive ai fattori psicosociali; progettare attività di potenziamento da svolgere in classe, a partire dalle risorse che bambine e bambini già possiedono. ORP non richiede una diagnosi per essere applicato e può accompagnare il percorso di valutazione, senza sostituirlo. Per questo è uno strumento tanto per l’insegnante curricolare quanto per l’insegnante di sostegno e anche per le famiglie.
«Quando una bambina o un bambino fa fatica, la domanda che sentiamo più spesso è se convenga aspettare la valutazione. Ma quel tempo non è vuoto, è tempo di scuola. Osservare con competenza significa annotare episodi, non giudizi, e accorgersi di quello che quella bambina o quel bambino sa già fare e le parti più in fatica: è da lì che si costruisce l’intervento, dentro la giornata ordinaria della classe e non in un angolo a parte. Nessuna etichetta, solo uno sguardo preciso e un’ipotesi da verificare insieme ai colleghi e alla famiglia» spiega Barbara Urdanch, pedagogista e supervisora scientifica della collana.
Il primo volume segue la storia di Giulia, insegnante di classe, e di Francesco, un alunno che fatica. Giulia comincia annotando in due colonne quello che vede: da una parte i punti di forza, dall’altra le fragilità. Francesco resta concentrato a lungo su un disegno; quando sbaglia, cancella con tanta forza da strappare il foglio. Messi uno accanto all’altro, gli episodi iniziano a comporre un quadro: le difficoltà emergono nei compiti che chiedono di tenere a mente più passaggi insieme, come un’operazione o una frase sotto dettatura. Da qui Giulia formula un’ipotesi e la discute con un collega di sostegno.
«Abbiamo scelto di raccontare il metodo attraverso una storia perché l’osservazione è prima di tutto uno sguardo, a cui seguono pensiero e azione, tre passaggi che si imparano meglio vedendoli all’opera. Giulia sbaglia, cambia idea, si confronta con un collega: sono passaggi che chi insegna riconosce subito, riportandoli alla sua esperienza vissuta» afferma Francesca Memini, coautrice e coordinatrice editoriale della collana.
Una lettura utile anche alle famiglie
Includere Prima è scritto soprattutto per chi insegna, ma si legge come un racconto. La storia di Giulia e Francesco attraversa tutto il volume e può essere seguita dall’inizio alla fine anche da chi non ha una formazione pedagogica. Intorno alla narrazione si aprono altri livelli, che chi legge sceglie se e quanto esplorare: le sezioni teoriche spiegano i meccanismi dell’apprendimento e i fondamenti del metodo, le schede operative e le griglie di osservazione traducono il metodo in attività da svolgere in classe. Chi ha poco tempo trova subito lo strumento che gli serve, chi vuole approfondire trova i riferimenti per farlo.
Questa struttura rende il libro accessibile anche alle famiglie che stanno vivendo il periodo dell’attesa, perché mostra un lavoro che di solito resta dentro la classe: come si costruisce un’osservazione competente, come si passa dagli episodi a un’ipotesi, come un’ipotesi diventa un’attività concreta. Conoscere questo percorso aiuta scuola e famiglia a parlare la stessa lingua quando si tratta di una bambina o un bambino che incontra ostacoli nell’apprendimento.
Dopo Includere Prima, la collana prosegue con un volume sull’intelligenza artificiale come strumento per il lavoro dell’insegnante, che offre criteri per capire quando l’IA è d’aiuto e dove è necessario l’intervento del docente. In pianificazione editoriale anche altri volumi su temi affini e complementari, come la comunicazione aumentativa e alternativa (CAA) e l’intelligenza artificiale per i prerequisiti del metodo di studio. I libri nascono da una scrittura condivisa, in cui la pratica pedagogica di Urdanch e la costruzione narrativa di Memini si integrano in un unico testo.
