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KFC, colosso mondiale dei fast food specializzato nel pollo fritto, è al centro di un doppio scandalo che ha colpito i ristoranti di Danimarca e Repubblica Ceca.
Un’inchiesta diffusa a giugno 2025 dal programma TV danese Kontant ha rivelato presunte pratiche illecite legate alla manipolazione delle date di scadenza sulla carne.
Secondo alcune testimonianze raccolte dal programma, i dipendenti servivano ai clienti pollo scongelato oltre la data di scadenza, aggiornando le confezioni con nuove etichette che venivano stampate all’occorrenza.
Le ispezioni condotte dall’Autorità Veterinaria e Alimentare danese nei mesi successivi hanno aggravato la posizione dell’azienda: nessuno degli 11 ristoranti KFC in Danimarca ha ricevuto un punteggio accettabile per quanto riguarda le condizioni igieniche.
Gli ispettori hanno trovato pollo conservato in frigoriferi caldi e sporchi, carne non etichettata correttamente e in alcuni casi coperta da muffa. L’azienda ha deciso di chiudere definitivamente tutti i ristoranti danesi fino a quando non troverà un nuovo operatore in franchising.
A settembre 2025, un’altra inchiesta, questa volta in Repubblica Ceca, ha sollevato accuse simili a quelle mosse nei confronti di KFC Danimarca. Anche qui infatti sarebbe stata utilizzata la stessa modalità di manipolazione delle date di scadenza della carne, che, secondo una seconda inchiesta di un giornalista indipendente, veniva servita anche quando era evidentemente “avariata” o “maleodorante”.
Ex dipendenti avrebbero raccontato nel dettaglio di come la carne scaduta venisse rietichettata, lavata o addirittura rivenduta dopo mesi di conservazione.
L’Autorità Statale di Ispezione Agricola e Alimentare (SZPI) della Repubblica Ceca nel corso del 2025 ha effettuato oltre 140 ispezioni in tutti i ristoranti KFC, in alcuni casi più volte, riscontrando violazioni in circa una sede su tre. KFC ha negato tutto.
Nel frattempo un eurodeputato ceco ha presentato un’interrogazione parlamentare alla Commissione Europea, chiedendo quali misure si intendano adottare per indagare il caso e garantire che i prodotti venduti nei ristoranti KFC rispettino gli standard di sicurezza alimentare dell’UE in tutti gli Stati membri.
«Quanto emerge in Danimarca e Repubblica Ceca sembrano essere prassi consolidate nei ristoranti KFC. Chiediamo pubblicamente a KFC di fornire alla collettività prove concrete circa l’assenza di casistiche analoghe negli oltre cento locali presenti nel nostro paese. Abbiamo già scritto all’azienda per chiedere loro di essere trasparenti con la cittadinanza»
Simone Montuschi – Presidente di Essere Animali
In Italia, il 70% dei clienti di KFC consuma il pasto all’interno del locale, contro una media nel mondo anglosassone del 15-20%. Il target storico e principale di KFC nel nostro Paese sono i giovani nella fascia che va dai 16 ai 35-38 anni (Millennial e GenZ), ma recentemente l’azienda ha dichiarato di voler cominciare a rivolgersi di più alle famiglie.
“In questi anni l’attenzione di KFC Italia si è focalizzata principalmente sui young adults e sui giovani, ma ora stiamo cercando di rivolgerci anche alle famiglie, con promozioni e menù dedicati appositamente a loro”.
kfc italia
Dal 2023 Essere Animali porta avanti una campagna sostenuta da decine di migliaia di persone con la quale chiede a KFC Italia di sottoscrivere lo European Chicken Commitment (ECC), una serie di criteri che hanno l’obiettivo di migliorare le condizioni dei polli negli allevamenti, tra cui la riduzione delle densità di allevamento, l’utilizzo di razze a più lento accrescimento, la presenza di arricchimenti ambientali e l’uso di metodi di stordimento più rispettosi.
Tutti indicatori importanti non solo di benessere animale e sostenibilità, ma anche di qualità del prodotto finale, come dimostrato dai recenti report sul fenomeno del white striping, un aumento di filamenti bianchi di grasso che diminuisce le proteine presenti nella carne di pollo e ne compromette la qualità.
Il white striping è direttamente associato alle razze di pollo presenti nei sistemi di allevamento intensivo: oltre il 90% dei polli allevati e macellati in Italia provengono proprio da filiere intensive e industriali, come nel caso di KFC.
KFC Italia è anche una delle aziende analizzate nel report The Pecking Order che ogni anno dal 2019 valuta i marchi di fast food in base al loro impegno nel garantire standard più elevati ai polli allevati nelle loro filiere.
Dal report 2025, realizzato in Italia con la collaborazione di Essere Animali e diffuso pochi giorni fa, emergono carenze gravi da parte dell’azienda e nessun avanzamento di livello rispetto all’edizione 2024, che ha registrato ancora una volta una valutazione “scarsa”.
L’azienda ha comunicato dei minimi progressi, ma questi non hanno riguardato aspetti cruciali per il benessere dei polli, come la riduzione delle densità e l’adozione di razze a crescita più lenta. Anzi, per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, dal 2022 al 2023 l’azienda ha addirittura ridotto l’utilizzo di razze migliori (dal 7,21% allo 0,9%) con un conseguente aumento della mortalità in allevamento e dell’uso di antibiotici.
Nelle indagini rilasciate dall’associazione e raccolte in un allevamento di un fornitore di KFC Italia vengono mostrati migliaia di polli stipati in capannoni sovraffollati, con animali feriti o morti e altri con bruciature a petto e zampe causate dal contatto costante con la lettiera carica di ammoniaca, polli selezionati geneticamente per crescere così in fretta da non riuscire nemmeno a reggersi in piedi.
Da ormai quasi tre anni l’associazione cerca un dialogo con l’azienda, che non si è mai dimostrata aperta al confronto o interessata a migliorare la propria politica aziendale relativa al benessere dei polli.
Oggi l’associazione diffonde un video con il quale denuncia che da KFC “si sa davvero come sporcarsi”.
«Riprendendo e ribaltando il claim pubblicitario di KFC Italia, siamo qui ancora una volta a chiedere all’azienda di aderire allo European Chicken Commitment. È inaccettabile che di fronte ai nostri ripetuti tentativi di dialogo l’azienda continui a far finta di niente. Più di 50 mila persone in questi anni hanno firmato la nostra petizione e KFC Italia non può ignorarle. Con un fatturato di 179 milioni di euro e l’obiettivo di superare i 200 punti vendita entro il 2027, KFC Italia può e deve fare di più per rispondere alle richieste dei consumatori, che chiedono più trasparenza e un maggiore impegno per i polli».
Simone montuschi
Per ulteriori informazioni:
Essere Animali lavora con società, istituzioni e aziende per riconoscere tutele adeguate agli animali allevati a scopo alimentare, garantendo loro di poter esprimere i propri bisogni naturali. Lavoriamo per porre fine agli allevamenti intensivi e promuovere il passaggio a un sistema alimentare sostenibile e che preveda la transizione a un’alimentazione a base vegetale e senza sofferenza animale.
