Quando si parla di rinnovo della cessione del quinto, si fa riferimento a una rinegoziazione del prestito in corso, il quale viene estinto in modo tale da dare vita a un finanziamento nuovo, che permette di disporre di ulteriore liquidità. Il riferimento normativo in materia è rappresentato dalla legge n. 180 del 1950, e in particolare dall’articolo 39. Entrando più nel dettaglio, occorre sapere che il rinnovo può essere effettuato dopo aver rimborsato 48 rate, e quindi dopo 4 anni, nel caso di contratti che durano più di 5 anni (fino a un massimo di 10); per i contratti che prevedono un rimborso in meno di 60 mesi (cioè 5 anni), invece, il rinnovo della cessione del quinto può essere richiesto anche prima, ma a condizione che esso porti a un prestito decennale.

Come funziona il rinnovo della cessione del quinto

Non ci sono differenze su base geografica per il rinnovo: che si abbia in corso una cessione del quinto a Roma, a Venezia, ad Asti o in qualsiasi altra città, la richiesta di rinegoziazione può essere effettuata sia dai dipendenti privati che dai dipendenti pubblici, oltre che dai pensionati Inps e dai pensionati Inpdap. Come si è visto, il meccanismo di funzionamento è più che semplice: viene richiesta una cessione del quinto nuova, con la quale si ottiene liquidità in più. Una parte di questa serve a estinguere il finanziamento precedente.

A questo punto, resta da capire se effettivamente sia conveniente oppure no fare ricorso al rinnovo della cessione del quinto. Una risposta univoca a questa domanda non può essere data, ma certo è che in molti casi vale la pena di pensarci. Una valutazione accurata, comunque, deve tenere conto del fatto che nel conteggio estintivo non rientrano tutti i costi connessi al finanziamento (il conteggio estintivo non è altro che il totale dell’importo che deve essere ancora saldato per la cessione in corso). Insomma, in ballo ci sono le spese di intermediazione, le spese di istruttoria e gli interessi: in linea di massima viene recuperata unicamente la parte di interessi di cui non si è beneficiato, il che vuol dire che i costi residui devono essere sostenuti dal cliente. Non bisogna dimenticare, poi, una ulteriore spesa, che è quella assicurativa. Il premio assicurativo non goduto, comunque, può essere rimborsato.

Un esempio concreto

Per verificare i pro e i contro del rinnovo della cessione del quinto, può essere utile fare riferimento a un esempio pratico. Si immagini di avere a che fare con una cessione del quinto che prevede una rata di 200 euro al mese, per la quale devono essere rimborsate ancora 30 rate. Tenendo conto del recupero dei costi non goduti, il conteggio estintivo potrebbe essere di 4.500 euro. Che cosa succederebbe se si richiedesse il rinnovo della cessione del quinto? Basandosi su un importo netto erogato pari a 10mila euro, la nuova liquidità di cui si potrebbe godere sarebbe di 5.500 euro, frutto della sottrazione di 4.500 da 10mila.

Ma allora per quale motivo si dovrebbe provare a percorrere la strada del rinnovo della cessione del quinto? Una volta superata la soglia oltre la quale il rinnovo può essere richiesto (soglia che, come si è visto, varia a seconda della durata del prestito), può essere interessante rivolgersi a diverse banche per chiedere preventivi in proposito e capire se possa essere utile o meno rinegoziare il finanziamento. A quel punto sarebbe abbastanza facile ottenere degli interessi vantaggiosi, per esempio facendo presente le proposte ricevute dagli altri istituti di credito alla propria banca.

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