Nel mercato automobilistico si osservano spesso concepts e prototipi futuristici. Questi studi di design e di nuove tecnologie, anche se non approderanno mai sul mercato, danno un’idea di quelle che saranno le linee che le varie case cercheranno di sviluppare nei modelli in produzione. Durante i saloni dell’auto si espongono molte novità, ma quella che mi ha maggiormente colpito è il Mercedes Biome Concept proposto da Mercedes-Benz nel 2010, a Los Angeles.

 

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L’obiettivo della Design Challenge di Los Angeles 2010 era creare il concept di un’auto quattro posti che pesasse meno di mille libbre. Così il Carlsbad Advanced Design Center, uno degli avamposti Mercedes, ha ideato Biome Concept proponendo materiali innovativi per la scocca, le varie parti e l’alimentazione, e rendendo di fatto questa macchina “viva”.

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Le varie componenti prenderanno infatti vita da semi geneticamente modificati creando un materiale detto BioFiber, e saranno poi facilmente assemblati. Per quanto riguarda l’alimentazione, BioNectar4534 (così viene chiamato questo ipotetico combustibile) permetterà di ridurre le emissioni al solo ossigeno.

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Purtroppo allo stato delle cose nessuno dei materiali o delle metodiche esiste e Mercedes Biome Concept potrebbe sembrare un semplice esercizio, seppur ben riuscito, di design. Tuttavia guardando un attimo alla storia dell’automobile si risale al 1941, quando Henry Ford presentò la Hemp Body Car. Quest0 veicolo era costituito da un corpo in fibre di cellulosa biodegradabili derivate da canapa, soia e paglia di grano, e alimentato da bioetanolo di canapa. Il bioetanolo è attualmente utilizzato da automobili Ford equipaggiate con motori Flexifuel, che permettono l’uso combinato di benzina e di questo carburante alternativo e che ad oggi permettono una riduzione di quasi l’80% delle emissioni.

 

Biome Concept non è quindi qualcosa al di fuori di un possibile immaginario futuro, e anzi Mercedes ha riassunto con questo progetto un concetto necessario al mondo dell’auto: motori potenti e aspetto grintoso non sono più sufficienti per il nostro mercato, è necessario un continuo esercizio per la ricerca di tecnologie e innovazioni che modifichino il nostro impatto e la nostra relazione con l’ambiente attraverso un oggetto di così largo impiego nella quotidianità.

 

 

A proposito dell'autore

Enrico Almici

Sono uno studente di biomedica al mitico polito. Ogni stupidaggine di internet non può mancare di essere letta. Fisica Matematica Informatica Laboratori Curiosità di ogni genere viaggi lowcost Tech design Musica

  • Massimo Di Giulio

    Pazzesca, ma sarà mai in commercio?